Randazzo - Ancient ruins and paintings, existing and disappeared

Nel territorio di Randazzo si conservano tracce della civiltà bizantina. Lungo la valle d’Alcantara ci sono stati insediamenti greci dai tempi antichi, documentati dai ritrovamenti archeologici.  Tre ruderi di chiese dell’epoca bizantina sono pervenuti nel territorio di Randazzo lungo il fiume Alcantara in contrada Imbischi – Acquafredda, in contrada Jannuzzo ed in contrada Sant’Anastasia; insieme con la chiesa della contrada di  Santa Domenica di Castiglione di Sicilia e la cuba di Malvagna suggeriscono un’idea del grado di popolamento dell’intera area; c’è da pensare che molte altre chiese sorgevano in quel tempo e che sono scomparse senza lasciar traccia.

 La chiesetta di Imbischi è situata su un ciglione dell’Alcantara in una posizione panoramica molto suggestiva. Attualmente - in un frutteto di peschi e per questo è impossibile scattare una fotografia dell’insieme del rudere. Si conservano l’abside, il muro nord,  intero fino all'inizio della volta e la parte inferiore di altri due muri, quanto basta per ricostruire in modo abbastanza completo il progetto della chiesa.

 

Chiesa bizantina in contrada Imbischi-Acquafredda, ricostruzione, da

Giglio S.La chiesa bizantina in contrada Santa Domenica presso Castiglione di Sicilia, Giarre 1997

Orientata all’Est, in rispetto della tradizione, la chiesetta era composta da un’unica navata, con l’abside sormontata da una conca semi sferica , un tetto a due spioventi e forse una volta a botte lungo la navata. Sulle pareti laterali, contrafortati, in basso sono due finestre a feritoia ed in altro, al livello dell’imposta, altre due finestre rettangolari.

L’abside è costruita con conci di pietra lavica squadrati ed ha sul fronte  un arco che poggia su due piccoli pilastri sormontati da semplici mensole che insieme alla rotondità dell’abside creano un effetto molto armonico e grazioso. E’ da notare che l’arco di pietre basaltiche finemente squadrate non contiene mattoni di cotto come incontriamo in altri monumenti dell’epoca bizantina (cappella Bonajuto, cuba di Malvagna); può essere questo un indizio che l’edificio risale ad un periodo anteriore alle chiese a pianta centrale di impronta tipicamente bizantina.

Chiesa bizantina in contrada Imbischi-Acquafredda, abside

 

Le finestre laterali hanno la forma a feritoia all’esterno e si allargano all’interno con archetti in alto. La forma interna delle finestre con gli archetti più larghi delle imposte ricorda le aperture a forma di testa di chiodo della Chiesa di Santa Domenica di Castiglione di Sicilia.

 

Chiesa bizantina in contrada Imbischi-Acquafredda, finestra a feritoia dall'esterno

 

Chiesa bizantina in contrada Imbischi-Acquafredda, finestra a feritoia dall'interno

La chiesa della contrada Jannuzzo ha la forma basilicale ed è meglio conservata,  ma è stata adattata a fabbricato agricolo, compromettendo irreparabilmente le forme originarie.

Il terzo monumento  è la cuba della contrada di Sant’Anastasia. Si conserva l’abside principale e parte di muri laterali. Resti di un altro edificio di dimensioni ridotte si trova accanto, possibilmente una cappella. Non è possibile ricostruire la pianta della chiesa, lavori di sistemazione agricola hanno cancellato ogni traccia di fondamenta, sembra però che si tratti di una trichora ( lo spazio limitato non permetterebbe una struttura basilicale) e che fosse la chiesa di un complesso monastico.

Queste chiese sono ascrivibile al periodo prearabo.  Le frequenti incursioni dei arabi e, poi, la conquista dell’Isola da parte di questi ha determinato probabilmente l’abbandono dei centri abitati lungo il fiume, compreso le chiese, e il ritiro sulle alture meglio difendibile, come la stessa Randazzo.

 

 Randazzo ha conservato fino alla seconda guerra mondiale una estremamente preziosa testimonianza della pittura bizantina. Si tratta della Chiesa degli Agatòi o Agati, anticamente la Chiesa di tutti i Santi.  La chiesa non esiste più, resta però una descrizione dettagliata dei dipinti e alcuni fotografie in bianco e nero che sono assai preziose per fare un po’ di luce su un periodo quando la religiosità locale era strettamente collegata alle forme greco bizantine. Il documento è lo stesso testo pubblicato dal professore Enzo Maganuco che fece la scoperta degli affreschi di Nunziatella. All’epoca dello studio di Maganuco la chiesa era diventata deposito di sarmenti e cantina vinicola. Scriveva il professore nel 1939 che : “… gli affreschi della Chiesa di tutti i Santi in Randazzo… non rappresentavano solo un frammento emerso dalla distruzione, ma tutto un ciclo che se pure interrotto qua e là da barbariche scrostature, portava una voce nuova nel campo della pittura medievale siciliana.”

Una chiesetta ad unica navata con un arco acuto sul prospetto ed un rosoncino sopra.  Un testimone raccontava che quarant’anni prima, cioè all’inizio XX secolo, assistete alla demolizione del campanile dai contadini con l’ausilio delle corde e di otto buoi. La chiesetta era  gotica solo nell’arco.

Il tesoro della chiesa consta negli affreschi. “All’interno …, scriveva Maganuco, colpiscono l’occhio gli affreschi sopravvissuti alle ingiurie degli uomini che più del tempo hanno scrostato l’intonaco e l’arricciato piantando chiodi e travi”

 Ai lati dell’abside s’intravedeva l’Annunciazione e attorno sulle pareti – figure di santi delimitate da cornici. Tra i santi, la martire Sant’Agata.

 Ai lati dell’abside, Arcangelo Gabriele e la Vergine.

 

Chiesa di tutti i Santi o degli Agatòi, arcangelo Gabriele,

sinistra dell'abside, da E. Maganuco, "Cicli diaffreschi..."

 

Chiesa di tutti i Santi o degli Agatòi, la Madre di Dio,

destra dell'abside, da E. Maganuco, "Cicli diaffreschi..."

 

Meglio leggibile è la figura dell’arcangelo.  Il rigoroso linearismo del trattamento dei vestimenti che si può osservare nella foto, nonché la dettagliata descrizione dei colori e della tecnica pittorica da parte di Maganuco, rivelano  un eccellente esempio di pittura bizantina del XII secolo. Invece la figura dell’apostolo  mostra una delicata lavorazione della superficie dipinta con sfumature e trasparenze e un apparato decorativo, un trilobo iscritto nella cornice che inquadra le figure di grandezza naturale, ciò suggerirebbe una data di esecuzione di un secolo più tardi.

Chiesa di tutti i Santi o degli Agatòi, apostolo, 

da E. Maganuco, "Cicli diaffreschi..."

 

    Sulla parete sinistra la figura di  Sant’Agata (cornice misura cm. 87 x 210) è separata dalla figura dell’Apostolo con tre piccole immagini monocrome sovrapposte in verticale  con scene della vita di Sant’Agata: S. Pietro che visita Sant’Agata nel carcere - sopra, al centro – La Martire di fronte a Quinziano seduto e la scena del martirio in basso.      

Chiesa di tutti i Santi o degli Agatòi, affresco lato sinistro, 

da E. Maganuco, "Cicli diaffreschi..."

    Gli affreschi della Chiesa degli Agatòi, andati perduti, di un immenso valore storico ed artistico con riferimento all’arte bizantina nell’hinterland etneo e nella Sicilia in epoca normanna  e quella successiva, sono un elemento importante nel tracciare il profilo culturale di un’epoca della Sicilia. Insieme agli affreschi di Nunziatella completano un piccolissimo tassello  di quello che doveva essere la realtà di quel tempo lontano.

    Della pittura bizantina si conserva a Randazzo nella Chiesa della Santa Maria, collocato sopra la porta sud, un frammento di affresco trasportato su una tavola. E’ la famosa e preziosissima Madonna del Pileri, avvolta nel mistero della legenda dell’antica devozione alla Madre di Dio e della fondazione della stessa chiesa duecentesca.

Chiesa S. Maria, Madonna del Pileri,

frammento di un affresco bizantino trasportato sulla tavolo

 

Rappresenta la Madre di Dio col Bambino ed è un esempio di pittura di ottima fattura del XIII secolo.  Può essere stato eseguito da un artista locale, ma rispettoso e conoscitore dei canoni bizantini. L’immagine non è completa ed il disegno e riconoscibile con difficoltà. Certo, meriterebbe un intervento di restauro, cioè di pulizia delle patine accumulatesi nel tempo. La composizione originale può essere con qualche certezza ricostruita; il disegno che riproduce la parte esistente e completa la parte mancante mostra la ricchezza delle pieghe dei vestimenti trattate con linee  precise seguendo un ritmo di una raffinata armonia.

 

Chiesa S. Maria, Madonna del Pileri, ricostruzione